organised holidays for singles over 50 I porti di Bari e Brindisi: «In Puglia una Zes unica»
Ed è guerra con Taranto

I porti di Bari e Brindisi: «In Puglia una Zes unica»
Ed è guerra con Taranto
Prende corpo ogni giorno di più in Puglia la guerra per ottenere la istituzione della Zes, prevista dal decreto per il Sud in discussione al Senato, tra le Autorità di Sistema portuale dello Jonio con sede a Taranto e l’Autorità portuale del Basso Adriatico che comprende i porti di Bari, Brindisi, Monopoli, Barletta e Manfredonia. Ma c’è che sostiene che sia possibile ottenere dalla Regione, che per legge deve presentare al governo la proposta motivata relativa alla individuazione della sede della Zes, di indicare due sedi di Zes o un sistema a rete in cui entrino tutti i 6 porti che fanno parte delle due Autorità pugliesi. A sostenere tale posizione è in particolare il presidente dell’Autorità portuale di sistema del Basso Adriatico,Ugo Patroni Griffi che nei giorni scorsi ha riunito “l’Organismo di partenariato risorsa mare”, del quale fanno parte imprenditori marittimi e rappresentanti istituzionali, per valutare le problematiche connesse alle procedure per la individuazione delle Zes. Patroni Griffi ha ricordato che “presso l’Autorità dello Jonio vi è una commissione coordinata dal presidente Sergio Prete e sarebbe giusto che anche tale area venisse individuata come Zes alla luce delle problematiche esistenti nel porto di Taranto”. “Ma se quella di Taranto fosse l’unica Zes, la scelta comporterebbe una distorsione della concorrenza tra Autorità di sistema portuale esistenti in Puglia”, ha aggiunto.
A parere di Patroni Griffi “si avverte la necessità di una Zes sull’Adriatico, considerato che nei porti transfrontalieri lungo la “Via della seta” sono già presenti Zone economiche speciali in Bulgaria, Croazia e, Grecia oltre che i porti franchi di Trieste e e Venezia”. “Privare l’Adriatico di una Zes significherebbe comprimere o rallentare le possibilità di sviluppo della portualità nell’Adriatico meridionale, dove vi sono zone svantaggiate come i porti di Brindisi e Manfredonia, oltre che di Bari”. Il rettore dell’Università di Bari Felice Uricchio, che ha partecipato alla riunione dell’Organismo di partenariato, ha condiviso tale posizione. Patroni Griffi il 6 luglio scorso ha inviato una lettera al presidente della Regione Michele Emiliano e per conoscenza all’assessore ai Trasporti Giovanni Giannini chiedendo di proporre al governo una Zes unica che tenga insieme i 6 porti che fanno parte delle due Autorità: Taranto, Bari, Brindisi, Barletta, Manfredonia, Monopoli e in subordine 2 sedi di Zes per la Puglia. Intanto, la presa di posizione dell’onorevole Gianfranco Chiarelli a difesa della Zes nel porto di Taranto “per evitare che i giochi dei baresi abbiano il sopravvento”, ha provocato una risposta da parte del segretario regionale di Forza Italia, Luigi Vitali. «I porti pugliesi sono strategici per l’Unione Europea e oggi il Governo nazionale e la Regione Puglia hanno solo un dovere: rafforzare la nostra portualità, individuando una Zona Economica Speciale unica che consideri i sei porti delle Autorità di Sistema del Mare Adriatico Meridionale e del Mar Ionio. Le lotte di campanile non servono. Occorre fare scelte strategiche che ci consentiranno di intercettare i traffici internazionali».
«Poiché vi sono elementi sostanziali a supporto di tale tesi», ha aggiunto Vitali, «è ragionevole sostenere la posizione di considerare la Puglia come unico sistema. Tocca alla Regione Puglia difendere tale peculiarità, evitando scelte di campanile, e tocca al Governo nazionale prendere una decisione che, evidentemente, ha dei costi sul bilancio dello Stato. Vitali ha anche ricordato che nei giorni scorsi è stato a Brindisi il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajiani, al quale è stato chiesto un impegno per prolungare sino al porto della città messapica la rete dei trasporti europei Ten-T. Il riferimento di Vitali alla rete Ten-T è legato al fatto che nella norma del decreto Sud che si occupa delle Zes si stabilisce che la zona deve essere “costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (Ten-T)».
Il porto di Taranto è terminale italiano del Corridoio europeo Scandinavo Mediterranea collegato alla Rete di trasporti Ten-T che finisce a Malta. Nello stesso Corridoio rientra anche il porto di Bari, il quale, al contrario dello scalo jonico, non ha a disposizione grandi aree retro portuali nelle quali ospitare i nuovi investimenti e gli sgravi fiscali collegati, per i quali dal 2018 al 2020 sono stati stanziati 206,5 milioni di euro (25 nel 2018; 31,25 nel 2019 e 150,2 nel 2020).
Anche Mauro D’Attis, già vice sindaco di Brindisi con Mimmo Mennitti, di Forza Italia, ora portavoce degli enti territoriali dell’Ue sul tema del cosiddetto “pilastro europeo” dei diritti sociali, è impegnato a ottenere in sede europea il prolungamento sino a Brindisi del Corridoio Scandinavo Mediterraneo: «Quella del riconoscimento di Brindisi come porto strategico della Rete Ten-T è una battaglia che è solo all’inizio, ma abbiamo deciso di combatterla fino in fondo. Non è questione di campanilismo ma Brindisi e la Puglia sono strategici per il sistema dei trasporti europei. Le Zes sono una grande occasione ed è miope pensare che un solo porto (in questo caso Taranto) ne abbia diritto». Chiarelli ha ricordato il motivo per cui è intervenuto con forza a difesa di Taranto: «Non sto conducendo alcuna battaglia di campanile, ho solo ricordato che già in altre occasioni il porto di Taranto è stato privato di ciò che gli spettava, cioè essere sede di Autorità di sistema portuale della Puglia, perché ne aveva e ha i numeri e le potenzialità. Voglio solo evitare altri scippi».
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Lunedì 10 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:02
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